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giovedì 1 maggio 2008
DESERT GLIDE
By @ 11.44 :: 314 Views :: 0 Comments ::
 

Dopo una torrida estate a Milano, passata attendendo invano notizie positive per un visto Saudita che mai arriverà, devo abbandonare i deliranti propositi di raggiungere lo YEMEN via terra. forse è meglio così, visto che notizie ufficiose parlano di scorte armate per i turisti.

anche le notizie ufficiali, che parlano di raid aerei ISRAELIANI fino alle porte di DAMASCO, non sono quelle che un viaggiatore ama

sentire prima della sua partenza. ma oramai è tutto programmato; si parte ed in GRECIA mi accoglie la nebbia!

non potevo certo pretendere di trovare un solleone etivo ad ottobre inoltrato, ma nemmeno mi aspettavo una volta sbarcato ad IGOUMENITSA, di infilarmi tra valli sature della tanto cara grigia ed umida coltre.

fortunatamente il fenomeno mi accompagna solo per pochi chilometri: dopo, un tiepido sole mi scorterà per buona parte della giornata.

altra incognita è l'attraversamento della TURCHIA in questa stagione, vista l'elevata altimetria del paese. se si viaggia sulla costa, il

clima è accettabile, ma quando si arriva ai mille metri dell'ALTOPIANO ANATOLICO e si parte da ESKISHEIR di buon mattino è come

decidere di fare un run in moto a Milano in pieno gennaio, brrr.

i chilometri scorrono lenti e sonnacchiosi sulle rabberciate strade anatoliche. attraverso la catena montuosa del TAURO lasciandomi alle spalle l'ostico entroterra Turco, planando fino ad ISKENDERUN sull'omonimo golfo, accolto da un morbido sole estivo.

sono a pochi chilometri dal confine Siriano; cotone, cotone e ancora cotone, a perdita d'occhio fino alla frontiera.

piantagioni e tende occupate da umili raccoglitori CURDI, che qui vivono una sorta di forzata simbiosi con il loro massacrante lavoro.

mocciosi a piedi nudi giocano pericolosamente sul ciglio della strada, sgranando gli occhi increduli al passaggio di un marziano

su un cavernoso bicilindrico.

 

 

BAKSHISH POWER

 

 

BAB AL HAWA frontiera Siriana; se avete tempo da perdere e nervi da far saltare, allora questo è il posto che fa per voi.

una piccola folla di camionisti Turchi ed il marziano di cui sopra, sono tenuti in scacco da una torma di dispettosi folletti travestiti da doganieri, che per un'ora abbondante scompaiono e ricompaiono da dietro un misterioso muro.

l'assurdo teatrino è inscenato con il chiaro intento di esasperare gli animi, costringendo i malcapitati di turno ad imbottire i propri passaporti. ... bakshish power; potere alla mancia!

DAMASCO, una delle più antiche città del mondo è carica di storia, di colori e di un asfissiante traffico. l'impressionante e disordinata

espansione urbana, sembra voler soffocare la millenaria città vecchia, fatta di suq, monumenti e angusti vicoli.

da AMMAN la strada corre ad Est verso il confine Saudita, sull'arido plateu sassoso tra i castelli del deserto. luoghi tanto suggestivi

quanto improbabili, piazzati in un contesto paesaggistico incomprensibile per gli occhi di un occidentale.

nell'oasi di SHAUMARI dopo chilometri di pietraia, scopro con eufemistico disappunto di aver forato; il nulla mi circonda a 360 gradi!

raggiungo il primo villaggio guidando appollaiato sul serbatoio. qui trovo un gommista che mi rattoppa i quattro buchi e mi estrae

il chiodo assassino dal copertone, affermando che non reggerà a lungo. in compenso mi chiede 50 euro per il lavoro fatto; il caldo

a volte, gioca brutti scherzi anche ai locali. contrattando riesco a scendere a 20, ma l'espressione del suo viso e tutt'altro

che convinta di aver fatto un buon affare.

dirigo a Sud lungo la KING'S HIGHWAY, attraversando lo spettacolare WADI AL MUJIB; un canyon mozzafiato profondo un chilometro

che contrappone, ad una lunga e sinuosa discesa, una ripida salita; in pratica cinque chilometri tra prima e seconda, impegnato a schivare pietre e buche disseminate su ciò che resta della strada.

PETRA l'incomparabile; un luogo letteralmente senza tempo, dove la tenacia e l'ardimento dell'uomo in eterna lotta con la selvaggia natura, diedero vita 2200 anni fa, ad un connubio architettonico-ambientale senza eguali.

si resta estasiati davanti a tanta prorompente bellezza; mausolei alti 50 metri, anfiteatri da 8.000 posti scavati nella rossa arenaria.

uno scenario che madre natura si diverte a mutare con il semplice trascorrere del giorno, dall'alba al tramonto.

WADI RUM è lo spettacolare Deserto teatro delle leggendarie gesta di T.E. LAWRENCE che da qui, alla testa di un manipolo di guerrieri

BEDU partì attraversandolo alla conquista di AQABA sul MAR ROSSO.

passo cinque giorni di puro e pigro relax balneare, anche per riprendermi dai postumi di un'infame influenza.

ozio, bagni e caldo, tanto caldo, mai al di sotto dei 30 gradi.

sono al giro di boa, comincia la lunga strada del ritorno. risalgo la strada che corre parallela al confine con ISRAELE, scendendo

fino a 420 metri sotto il livello del mare. è il punto più basso della terra, uno specchio d'acqua con una densità salina sette volte superiore a quella del mare, tale da impedire la presenza di ogni forma di vita animale. morto, come il suo nome.

 

 

HAPPY BIRTHDAY

 

 

BOSRA è ad una manciata di chilometri dal confine Giordano, in una gialla piana desolata dove si ergono le nere vestigia di una antica città. il basalto vulcanico, usato per edificare rende il posto quasi surreale, accentuato da una minacciosa coltre di oscure nubi. ed è così che mi ritrovo il giorno del mio compleanno, intirizzito dal freddo e sotto una pioggia torrenziale, dopo aver passato una notte all'addiaccio.

eccomi di nuovo a PALMYRA ma nemmeno questa volta riesco a fotografarla come vorrei; nel '98 fu una tempesta di sabbia a

fermarmi, ora è un muro di nubi che impedisce alla luce del tramonto di fare il suo lavoro.

ad Est , finalmente il grande fiume. guardo le acque dell' EUFRATE scorrere sotto di me e le immagino laggiù oltre l'orizzonte,

lambire le millenarie sponde dell'antica terra di MESOPOTAMIA; chissà se un giorno anche io riuscirò a raggiungerla.

per il momento arrivo fino ad ABU KAMAL un polveroso paesone posto sul confine aperto e transitabile con l'IRAQ.

uno sciamare senza sosta di cose e persone attraverso la frontiera. DAYR AZ ZAWR la maggiore città Siriana lungo l'Eufrate

mi accoglie con una indemoniata estasi collettiva che contagia chiunque conduca, un qualsiasi mezzo di locomozione; claxon lex, dura

lex. è lo strumento divino; così come il bastone di Mosè schiuse al popolo di Israele le acque del Mar Rosso, il claxon consente di

muoversi senza (teoricamente) essere travolti dalla marea biomeccanica. le regole della strada sono concetti ancora troppo astratti per

i conducenti mediorientali.

 

 

ALEPPO'S INFERNO

 

 

ALEPPO è seconda solo a Damasco per importanza. il crepuscolo, le strade deserete ed una nera e spessa nube di smog, accentuano l'effetto da girone infernale. gli occhi mal si abituano alla situazione atmosferica e la gola subisce un trattamento degno dele attenzioni di Torquemada. sono nel pieno del RAMADAN, evento molto seguito dalla popolazione, nonostante la Siria sia un paese formalmente laico.

anche chi, come me lo vive dall'esterno, ne viene inevitabilmente toccato. per gli occidentali è un avvenimento quantomeno singolare.

colpisce sopratutto vedere gente che si accalca sin dalla prima mattina davanti ai forni o nei bazar, per procurarsi il cibo, mentre nessuno

per strada, indipendentemente dall'età, osa ingurgitare qualcosa, sia essa solida oliqiuda. una ferrea disciplina che contagia anche me, per lo meno in pubblico.

i giorni del Ramadan trascorrono lenti e pigri nei remoi villaggi del deserto e lungo la valle dell'Eufrate, rumorosi e caotici nelle città.

ma all'imbrunire tutto si trasforma; il colpo di cannone che sancisce l'interruzione temporanea del digiuno, svuota letteralmente le strade.

i negozi chiudono e resto da solo a vagare come un ebete, mentre una corale di muezzin invade la città con struggenti nenie coraniche.

in lontananza un rosso disco di fuoco scende a nascondersi ad Ovest  tra le montagne, lasciando la scena all'oscurità. che mai

come in questo periodo attesa ed agognata, unisce ed accomuna tutti senza distinzioni di casta. e dopo l'ora del pasto il tempo del

sollazzo; in capo a due ore così come si era ritirata, la marea di cose e persone inonda nuovamente le vie cittafine. in preda ad estasi post alimentarre la gente affolla i negozi, i caffè, i marciapiedi. la vita riesplode mentre un rutilante carosello di auto, complice il buio

svela al sottoscritto attonito, un'orgiastica processione di luci blu al neon, montate negli angoli più reconditi ed impensabili della vetture.

e dei camion...

come sempre accade, proprio mentre sto cominciando a percepire tra le labbra il sapore di questi luoghi, il tempo, l'inesorabile tiranno mi

riporta bruscamente sulla via del ritorno. al porto di CESME di nuovo in Turchia incontro Matteo e Federica, in viaggio su una BMW Gs

l'unica moto incrociata durante il viaggio. perdiamo tre giorni tra Cesme e l'isola Greca di CHIOS, di fronte alle coste Turche, a causa

del mare grosso che impedisce la partenza del traghetto per il PIREO. a PATRASSO i due si imbarcano per  Ancona, mentre io attendo di fare altrettanto alla volta di Venezia. nell'attesa, subisco un pesante schiaffo morale incontrando MIKI, una simpatica giornalista nipponica, che in sella alla sua Harley Sportster 1200 è partita otto mesi fa dal Giappone, ha attraversato tutta la sconfinata Russia,

il Nord e il centro Europa e, scendendo dai Balcani si appresta a salpare per l'italia, da dove si sarebbe diretta poi, verso il Portogallo

prevedendo di arrivarvi dopo quindici mesi e 32.000km sulle spalle, in compagnia del suo collega in sella ad una Honda enduro; mi

infilo nel traghetto...

arrivo a VENEZIA accolto da una gelida bruma autunnale. è novembre e si sente, dentro e fuori. l'aria livida della laguna mette in

subbuglio i ricordi accumulati in queste cinque settimane; vedi l'autostrada ma ti senti nel deserto. solo attraversando la pianura

riprendo lentamente contatto con la realtà. provo a rimettere in carreggiata il pensiero, ma sembra posseduto da tutt'altre intenzioni.

sento voci che che mi sussurrano di Savane, di luoghi remoti e sconosciuti. distanze infinite da percorrere senza incontrare anima viva,

una fuga in avanti, a Sud del SAHARA fino alle sponde del LAGO ROSA. ma questa è un'altra storia.

 

 

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