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lunedì 9 giugno 2008
ATKUDA?
By admin @ 11.56 :: 507 Views :: 2 Comments ::
 

Istanbul, l'ultima speranza per tentare di ottenere un visto di transito Turkmeno; ciò significa perdere tempo prezioso, ma non ho scelta

se voglio raggiungere Samarcanda in moto. otto giorni potrebbero essere insufficienti. e così è; dopo una settimana di caldo e soleggiato ozio tra i vicoli, le moschee, i bazar e quant'altro di pittoresco la città adagiata sul Bosforo può offrire, i miei sogni di conquista dell'Asia Centrale su

due ruote, si infrangono davanti alla faccia impassibile del funzionario consolare Turkmeno, che mi comunica con una disarmante indifferenza, che del mio visto non si sa ancora nulla.

mi consiglia di attendere ancora due/tre giorni, senza nessuna garanzia di poter ottenere l'agognato lasciapassare; che fare?

perdere altro tempo, probabilmente invano, o decidere su due piedi di rinunciare all'Uzbekistan e proseguire il viaggio limitandomi

ad esplorare il Caucaso? la seconda che hai detto!: mi arrendo davanti a cotanta malfidente ermeticità. ultimo e a mio avviso peggiore retaggio burocratico dell'ex Impero del Male. qui le stesse figure che guidavano un tempo le masse verso il glorioso sol dell'avvenir,

si preoccupano "democraticamente" di non deludere il proprio ego, sottoponendo i rispettivi paesi ad un bieco e calcolato oscurantismo,

per  perpetrare la loro soave oppressione sui comuni mortali.

 

PIOVE...SENTI COME PIOVE

 

Dopo otto giorni di sole, al momento di lasciare Istanbul, Giove Pluvio lascia che sia un perpetuo diluvio a vegliare sul mio cammino.

giusto per non farmi sentire solo in questo lungo viaggio..., almeno fino al confine Georgiano, 1200km più ad Est.

Le condizioni della strada si fanno da subito critiche, sopratutto sul Mar Nero, vitale arteria di comunicazione con il Caucaso, sovraffollata di fumiganti camion che con il loro continuo incedere hanno scavato dei profondi solchi nel manto stradale. e vi assicuro che

galleggiare con la moto su questo mare d'asfalto, reso oltremodo più viscido e pericoloso dalla pioggia, non è un bell'andare!

Per passare il confine impiego un'ora e mezza, sborsando anche 20$ richiesti per una fantomatica "assicurazione". poi il caos. le strade sono in condizioni disastrose, usate perlopiù come pascolo dalle poche vacche che ne fanno uso e abuso.

la segnaletica è quasi inesistente, ma quando c'è è prevalentemente in cirillico o georgiano..., una favola!

e poi c'è la Polizia, che rappresenta l'aspetto peggiore del viaggio, causa scatenante delle situazioni emotive più difficili da gestire.

sempre pronta ad inventarsi le infrazioni più assurde per spillarti danaro.

La Georgia è forse il paese che più ha pagato in termini economici e sociali la dissoluzione dell'unione delle repubbliche sovietiche;

Batumi, Poti, Kutaisi, Zestafoni, ovunque trovo ad accogliermi i lugubri resti di immensi complessi industriali, fabbriche, impianti

siderurgici, scali ferroviari, tutto inesorabilmente e drammaticamente abbandonato.

la gente cerca di sopravvivere come può e lungo la strada tutti vendono tutto; pane, frutta, sigarette, animali e naturalmente vodka, cuscino su cui poter piangere la propria disperazione, la propria angoscia, il senso di frustrazione e di impotenza davanti ad un futuro gravido di incognite.

Fatta esclusione per il suo centro, Tbilisi di notte ha un'aspetto quasi spettrale; non c'è illuminazione e i larghi viali, fiancheggiati da enormi e decrepiti casermoni, sono percorsi da rare auto. non è solo una sensazione, credo che il malcostume qui sial'unica alternativa alla miseria. la corruzione ha eroso verticalmente tutta la scala sociale, nessuno ne sembra immune.

 

 

CHI TROVA UN'AMICO...

 

Fortuna audax juvas: davanti al consolato Azero incontro Tamara, un'avvenente signora Russa, che si offre di aiutarmi per procurarmi

una lettera d'invito necessaria per ottenere il visto che mi permetterà di entrare in Azerbaijan. è stata la chiave di volta, perche senza

di lei non sarei mai riuscito a varcare la frontiera per proseguire il viaggio. grazie a Tamara e a Giancarlo, incredibile cinquantenne Veronese, da vent'anni trapiantato prima in Russia e ora qui in Georgia, sempre con lo stesso spirito, lo stesso dinamismo, capace di cavar soldi anche dai sassi.

è mattino presto quando lascio Tbilisi diretto al confine. l'appuntamento con Giancarlo è per la sera stessa a Baku, la capitale Azera.

dopo la canonica ora e mezza di dogana spesa tra visti, permessi e richieste di mazzette, via!

ma la malasorte ci mette lo zampino; mi fermo dopo 10km per verificare cosa non va e scopro che hanno ceduto i paraolio degli ammortizzatori per le continue e atroci sollecitazioni della "strada". un intero giorno di viaggio a 40 all'ora sulle molle, cercando di evitare

buche, animali e poliziotti assatanati che, requisendomi il passaporto mi chiedono 100$ per lasciarmi andare. ma oramai ho

imparato la lezione; l'unica arma che posso sfoderare è il diniego, resistere ad oltranza e rifiutarsi di pagare, prendendoli per

sfinimento. non ho alternative; o cedono loro, o torno a casa in mutande!

Arrivo a Baku con il buio, non prima di essermi perso in una bidonville; con il mezzo in un sabbioso sterrato in mezzo ad una selva di maleodoranti pozzi petroliferi, scvando con le mani per liberare la moto dalla sabbia e dalle tenebre.

Vugàr è un uomo d'affari locale, amico di Giancarlo e qui se tu sei un'amico dell'amico, diventi automaticamente suo ospite.

vengo invitato per due sere, ad un tipico banchetto Azero, dove vino, birra e sopratutto vodka, mettono a dura prova il mio equilibrio psicofisico. è molto difficile convincere i tuoi commensali che queste dinamiche etiliche, mal si conciliano con il tuo gracile stomachino.

Un'altra sorpresa di Vugàr al nostro arrivo; i biglietti per la partita di calcio Azerbaijan-Italia, un esperienza unica!

 

ON THE SILK ROAD

 

Lasciata la moto al sicuro a casa di Vugàr, decido di proseguire il viaggio verso Samarcanda. visto che dovrò attendere l'invio dei

pezzi di ricambio dall'Italia, tanto vale sfruttare l'attesa. con 250$ A/R posso comunque raggiungere la meta del mio viaggio, anche

se dal cielo e non via terra come avevo programmato.

Khiva, nord Ovest dell'Uzbekistan; da questa città oasi nel mezzo del Kizilkum Desert, inizia il viaggio alla scoperta delle terre di

Tamerlano il condottiero Tartaro, secondo per fama e potenza solo a Gengis Khàn.

la città è bellissima, circondata da un'imponente cinta muraria che custodisce moschee, Madrase, palazzi e bazar. tutto edificato con mattoni di paglia e fango. la suggestione è forte; trovarsi a 6000km da casa, in mezzo al nulla, dove le facce che incontri hanno spesso

i caratteristici lineamenti mongoli, oltre a Tagiki, Kirghisi, Coreani e Russi. un incredibile melting pot etnico dovuto alle paranoie

di Stalin che decise queste massicce "migrazioni" umane per mere questioni di potere e di controllo.

500km di deserto da Khiva a Bukhara, proseguendo sulla via della seta. un viaggio interminabile, tremendo per il caldo soffocante

(40°) e per l'asfissiante presenza della polizia lungo la strada. nonostante viaggiamo in pieno deserto, incrociamo un check-point

ogni 30km. ai militari che ad ogni controllo, a causa della mia barba, mi chiedono se abbia a che fare con i Talebani, sono costretto a spiegare ogni volta, che " i'm tourist, not terrorist!"

Bukhara e Samarcanda, probabilmente le due più note città dell'Asia Centrale e su questo tratto della Silk Road, sono un importante

patrimonio storico e culturale per l'intera umanità. una monumentale ricchezza di opere architettoniche, concentrate in luoghi suggestivi e senza tempo.

 

TORNA A CASA, LESSO

 

Tempus fugit..., nove intensissimi giorni per una permeante full immersion nella storia. sistemata la moto, lascio Baku con destinazione Tbilisi, il cielo è plumbeo e fa abbastanza freddo; ma il disagio è confortato dai suggestivi scorci panoramici che i contraffori del Caucaso Orientale, offrono alla vista.

il serbatoio dei dollari è già in riserva e alla dogana devo dare il meglio di me stesso, per respingere l'ennesimo attacco estorsivo

perpetrato dai solerti funzionari doganali, da entrambi  i lati della frontiera.

mi feremo un paio di giorni a Tbilisi, per visitare Mtshketa, antica capitale Georgiana e da qui risalire la GEORGIAN MILITARY HIGHWAY. sono pocopiù di 160km, dapprima in buono stato, poi quando la strada comincia a salire, il delirio! le condizioni

stradali sono inenarrabili; quando il fondo non è un fiume di ghiaia, si scorgono qua e là tra i crateri i miseri resti dell'asfalto che fu.

prima, seconda, prima... questo è l'andazzo. ma lo spettacolo che mi si para dinnanzi è notevole; sono a Kazbègi, prossimo al confine

Russo-Ceceno ai piedi del Kazbèk, la vetta del Caucaso. 5047 metri di roccia e ghiaccio, incastonati in una corona di panorami mozzafiato. un'ennesimo angolo di mondo, dove il tempo è un concetto relativo e i gesti, le parole e le dinamiche seguono i binari di tradizioni ataviche.

Martedì 24 Settembre, ore 6 del mattino, lascio definitivamente Tbilisi e la Georgia. d'ora in poi, palla lunga e pedalare; 3.600km e

sei frontiere da... guadare. sarà un lungo ritorno.

Erzurùm, Erzinçan, Istanbul, Edirne, poi la Bulgaria. paesaggi prevalentemente rurali, qua e là sparuti insediamenti industriali e vento, tanto vento.

La stanchezza comincia a farsi sentire, più che nel corpo , nello spirito. suoni, colori, voci, odori, un continuo accavalarsi di immagini,

un un inesauribile carosello di flashback, un jetlag emotivo che scinde la mente dal corpo, catapultandola in un'altra dimensione.

Un'alttra prospettiva, un'altra velocità; entrarci significa guardarsi allo specchio e fare i conti con il proprio mondo indolente, gretto ,prosaico, che si vorrebbe unico ed assoluto esempio di modus vivendi e che, ingenuamente si schernisce timoroso di vedere

e conoscere, quello che altre genti hanno visto e vissuto, percorrendo lo stesso sentiero della vita.

Un doveroso e sentito ringraziamento va a Tamara Filipova, Giancarlo Magro e Vugàr Zenyalov, per il loro fondamentale aiuto, e a tutte le

persone che ho incontrato durante questa esperienza, permettendomi di viverla in profondità con con fiducia e serenità anche nei momenti meno idilliaci.

 

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Comments
By PATRIZIA @ martedì 10 giugno 2008 21.01
Credo che tutti nella vita in fondo a noi stessi abbiamo desiderato un 'esperienza di viaggio fuori dagli schemi, solo che per alcuni rimane un sogno o semplicemente un rifugio momentaneo dalla vita quotidiana per alcuni diventa invece una prova e un desiderio di sperimentare i propri limiti complimenti!!!!!!!!!!!!!

By fabio @ mercoledì 22 ottobre 2008 18.22
Che bbella vita che ffai.

Ma appena mi liberero dai miei impegni faro' da:

lugano (ch) cape town (africa).

Ciao ciao SANDOKAN

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