Viaggiare da solo è diventata un’abitudine che sa di malinconia, quando mi trovo in qualche luogo meraviglioso e non ho nessuno al mio fianco con cui poter condividere quei momenti di intensità. Scelte o casi della vita, per quanto mi concerne entrambe le opzioni sono valide. Ora, grazie al Tunis Rally torno al viaggio in gruppo, dopo oltre un decennio. L’attrazione verso una nuova esperienza da vivere è forte, molto forte, e poi ho bisogno e voglia di cambiare orizzonte, anche se solo per pochi giorni. Detto, fatto. Darione, amico di vecchia data è entusiasta della notizia e questo mi stimola ancora di più: ci conosciamo da anni, ma poche sono state le occasioni di fare strada insieme, per un motivo o per l’altro. Ricordo però un epico week-end al castello di Pontremoli nel 2005: quaranta amici a fare baldoria tra le mura del maniero. Ora ci ritroviamo con gli altri al porto di Genova, per imbarcarci in questa avventura che sa di sabbia, di palme e di nutella! Ah.., les Italièns: riusciremo mai a staccarci dalle nostre abitudini alimentari? Renzo, oltre al vaso da mezzo chilo dell’orrendo miscuglio di evocativo colore, ha con sé anche della polenta già pronta: basta affettarla e stenderla sulla griglia. Proprio come fa il cuoco dell’albergo a Tataouine: a proposito, cena in mezze maniche a bordo piscina con griglia per carnivori e buffet a nastro. Comunque, Sbarchiamo a Tunisi Domenica 1° Novembre, facendo rotta verso Kairouan. Per la sua storica moschea eretta nell’anno 680, è considerata una delle quattro città sante dell’Islam, insieme a La Mecca, Medina e Gerusalemme. Sgattaiolo all’interno della moschea, eludendo il custode. Vago nella sala, finendo nella zona riservata ai fedeli. Un’ombra si muove e una voce mi dice, anche se non capisco, che sono in fuorigioco. Scatto qualche foto e ritorno all’hotel dove gli altri sono pronti ad affrontare questo primo giorno di strade tunisine. L’Agenzia che organizza il tour propone un itinerario che da Kairouan arriva a Tunisi, passando per le oasi di montagna, Tozeur, lo Chott el Jerid, la sperduta oasi di Ksàr Ghilane, Matmata e Tataouine. Da qui, si risale fino ad Hammamet per sostare l’ultima notte in attesa che la pioggia ci accompagni (per poco) fino all’imbarco de La Goulette. I biker arrivano da varie province italiane: Bergamo,Brescia, Mantova, Ferrara, Perugia, Roma, Torino, Savona, Bolzano. Dalla Svizzera calano invece Adriano e Pia su Ultra Classsic. Lasciamo Kairouan e, poco prima di arrivare a Gafsa il Pan di Darione buca la gomma posteriore. Carichiamo la moto sul carro attrezzi, mentre gli altri proseguono. Ci accorgiamo che la gomma ha strappato il tubo del freno. Darione, che è venuto in Tunisia con un mezzo del ’56, in pieno delirio chopperistico decide di fare a meno del freno anteriore spostando su retro la tubazione necessaria al suo funzionamento. Ripartiamo verso Metlaoui e da qui pieghiamo a destra in direzione Tamerza. Il vecchio villaggio in mattoni di fango, distrutto da un terremoto nel 1885 ci accoglie sulla sponda opposta dell’Oued Khanga. Sosta alle cascate e via alla volta di Chebika. La strada si inerpica ripida sugli ultimi e sconnessi tornanti che portano ad una stupefacente loggia naturale. Da quassù si ha una spettacolare vista sulla piana dello Chott el Jerid e sul Grand Erg Orientale: questo signori, è il Sahara. Tra la sfera calda e infuocata del sole che cala ad occidente e la luna, a un tiro dal nostro naso ad est, il rosso sfavillio delle luci di coda delle moto si muove sulla strada deserta verso Tozeur. Dopo cena, il convivio e la conoscenza continuano in una sala tra wiskhy, sigari e birra tunisina. Darione, Anna, Renzo, Fabrizio, Teo: amici che ritrovo e altri che forse lo saranno. Martedì, il programma prevede prima di muovere verso Douz un tour in moto tra le palmeraie: e la città vecchia? Dopo El Mahassen troviamo come scenario l’assoluta desolazione dello Chott El Jerid. La strada corre dritta per 40 km su questo vasto lago salato, impressionante e coinvolgente allo stesso tempo. La distesa salina è delimitata a nord dai bruni rilievi dello Jebel Morra, che contrastano con la superficie lattiginosa, mentre a sud, tutto si confonde e si perde nel plateau desertico. I rudi biker approfittano di questo smisurato rettilineo per dare sfogo alle loro pulsioni velocistiche, conquistati ed eccitati dalla bellezza del luogo. La Buell sparisce all’orizzonte in un nanosecondo, gli altri fanno con quello che hanno. Tutti tranne il sottoscritto e Darione. Questa volta gli ci vuole un po’ per trovare l’origine del guasto, dopo aver smembrato mezza moto smadonnando: cavo della batteria allentato. Qualcuno lo vede correre con il Pan ad oltre 160 kmh con gli occhi iniettati di sangue, e le narici che emettono vapore sulfureo mentre raggiunge il gruppo. Che nel frattempo cazzeggia in una piazzola, tra souvenir, cammelli e beduini, mentre Teo lancia il suo Fatboy sulla superficie salata, in stile Bonneville: beh, il contesto lo permette…Da Douz mancano 150 km a Ksàr Ghilane. Sosta al cafè Jilili: dieci anni fa i 78 km che portano all’oasi erano fatti di sabbia e sassi. Oggi, una strada asfaltata corre ondeggiando sulle piccole dune. Decine di dossi ciechi presi a velocità fuori codice che spesso nascondono curve dove l’asfalto si mischia con il letale brecciolino. Il sole sta calando anche oggi e lo sta facendo mentre raggiungiamo le propaggini di Ksàr Ghilane: una calda meraviglia. Non altrettanto si può dire degli ultimi 2 km di “strada” per arrivare alle tende. Un malinteso, un mancato sopralluogo: chissà, forse con un po’ di attenzione in più si sarebbe potuto evitare. Sta di fatto che la sabbia mette fuorigioco praticamente tutti, regolarmente affondati tra gli infami granelli. L’organizzazione decide di ricoverare i mezzi in uno spazio apposito: si arriverà a destinazione con una navetta. Ma 6 folli, urlando banzai o qualcosa del genere, si lanciano contro il nemico sabbioso, per affrontarlo ad armi impari. Gambe che vorticano, braccia che spingono, colonne di sabbia che si alzano: chi l’ha dura la vince. Il secondo ostacolo è ancora più fetente: una lunga pozza fangosa occupa la sede stradale. Solo a sinistra tra il terrapieno e il “lago” c’è una striscia di 30 cm dove provare a passare: e passiamo. I miei compari sono esaltatissimi per il risultato e ne hanno ben donde: Road Glide CVO, Ultra, Road King e Springer con ape hanger parcheggiate di fianco ad enduro col pedigrèe: niente male! Nell’oasi c’è una pozza di acqua sulfurea a 38°, il classico brodo. Dentro, a godere delle stelle e della luna piena che fa capolino tra le fronde alcuni di noi. Si riparte l’indomani, dopo aver fatto benzina con taniche tanichette e damigiane varie. Arriviamo a Matmata, famosa per le case scavate nel terreno proprio ad ora di pranzo; che disdetta…! Imbocchiamo una strada secondaria che dopo una panoramica ascesa, ci porta a Toujane, caratteristico villaggio arroccato su un costone dello Jebel Dahar. Lasciata alle spalle la piccola catena di contrafforti montuosi, raggiungiamo Medenine e, da qui Tataouine, cardine meridionale del percorso. Cena con cucina locale e polenta, quattro chiacchiere e poi a nanna. L’ultima sera, dopo una tirata di 480 km la passiamo in un ristorante di Hammamet, tra leggiadre odalische e fustacchioni di colore che danzano in costume greco un’improbabile sirtaki…E siamo di nuovo a Tunisi: sono passati solo cinque giorni, ma la sensazione temporale è molto più dilatata. Sembrano trascorse settimane per come il gruppo ha vissuto unito e in allegria questa esperienza. La strada è stata tanta, i luoghi attraversati suggestivi. Per qualcuno è mancato l’aspetto culturale, sacrificato per dare spazio ai paesaggi, per altri è andata bene così: strada volevano fare in sella ai loro big twin e strada hanno fatto. |
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